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Marocco: nella valle del Rif da Fès a Tangeri

La prima volta è per curiosità, la seconda è perché ti è piaciuto, la terza è per amore! È per questo che nell’arco di sei mesi, sono tornata per la terza volta in Marocco.

A 3 ore dall’Italia e con prezzi aerei decisamente economici (circa 90€ A/R), il Marocco è una meta da non perdere, soprattutto per gli amanti dei mercati, dell’artigianato locale e dei paesaggi.

Questo terzo viaggio in Marocco, mi ha portata nella regione del Rif. Tappe previste: Chefchaouen, Tangeri e Tetouan, per esplorare questa zona ricca di storia e ancora poco battuta dai turisti.

Fès, Bab Boujloud: foto a confronto 1950-2017

On-line ho noleggiato un’auto da una compagnia locale (Aircar), da ritirare al mio arrivo all’aeroporto di Fès. Prezzo decisamente onesto (80€ per 5 giorni).

La città di Fès è sempre bellissima, anche per una tappa di passaggio. Sembra di tornare a casa, anche se la temperatura era decisamente più calda dell’ultima volta in cui sono stata qui. (Se doveste andarci a gennaio portatevi una giacca e qualche strato in più). Dopo una notte nel Riad ormai di fiducia, in corrispondenza di Bab Guissa, sono partita alla volta di Chefchaouen, diventata famosa negli ultimi anni, per i suoi muri intonacati a calce blu, anche se fino agli anni ’30 prevaleva il colore verde (legato alla tradizione musulmana).

Il Rif è famoso per essere la catena più verde del Marocco.  Il viaggio inizia percorrendo la N4, dove inizialmente mi sono trovata immersa in campi secchi e dorati di grano ormai maturo e colline gialle senza fine. Poi è cambiato drasticamente, lasciando spazio ad un’aria più fresca, campi di ulivi e aranceti, punteggiati da un trionfo di magnifici fiori selvatici.

CHEFCHAOUEN

Dopo circa 3 ore e mezza, con una tappa da un vecchietto che sulla strada vendeva nespole, appare Chefchaouen, appoggiata ai piedi delle montagne.

Arrivare in questa città in una domenica primaverile non è stato come pensavo. Folti gruppi di turisti sembravano nascondevano quasi la popolazione locale. Il giorno dopo era incantevole e pittoresca come ho sempre immaginato e come mi ha confermato Cosimo, un leccese che da 20 anni vive in Marocco ed è l’unico italiano a Chaouen (si può chiamare anche così). Gestisce un piccolo negozietto coloratissimo adiacente al suo Hotel. Mentre coccolavo il suo simpaticissimo cagnolino, Joyce, ho avuto modo di farmi dare qualche consiglio sulle città che avrei visto nei giorni seguenti.

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Armonie di colori

Facendo un giro nella Medina mi rendo conto che anche il fotografo meno esperto riuscirebbe a fare foto magnifiche. Ogni via, ogni angolo, ogni porta, sembrano fatti per essere fotografati. Un po’ meno la gente del posto che sempre immortalata dai turisti, a volte risulta comprensibilmente un po’ infastidita.

Terminato il dedalo di viuzze, senza usare la piantina della città, ma a „sentimento“, mi sono ritrovata dritta nella piazza principale: Plaza Uta El-Hammam. Di domenica ospita alcune bancarelle di artisti che vendono dipinti, artigianato e miele locale prodotto da una cooperativa della zona. Ovviamente ne ho comprato un vasetto. I ragazzi dello stand sono stati gentilissimi e prima mi hanno concesso un’attenta degustazione dei vari mieli, anche se con le api intorno è stata un’impresa dato che ad ogni cucchiaiata rischiavo me ne finisse una in bocca.

COSA VISITARE

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Messaggi nascosti tra i vicoli di                                                       Chefchaouen

I luoghi d’interesse che vale la pena visitare in questa cittadina non sono tantissimi. Tra questi c’è la Kasbah con l’ingresso sulla piazza, che si apre in un giardino molto rilassante e profumato. Al suo interno, c’è il Museo Etnografico, sviluppato su più piani. Da qui è possibile ammirare diversi scorci sulla città. Trovarsi lì durante l’ora della preghiera è stato ancora più suggestivo, il richiamo del muezzin proveniente dalla Grande Moschea subito adiacente, contribuiva a rendere l’atmosfera davvero magica. Purtroppo, come tantissime altre, anche la Grande Moschea non è accessibile ai non musulmani.

Intorno alla piazza ci sono tantissimi locali e c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Alla fine ho optato per Casa Aladin con la terrazza più alta di tutte le altre. Ed infatti bisogna essere fortunati a trovare posto. Da qui mi sono potuta ritagliare un momento lontana dalla frenesia, sorseggiando forse il sesto bicchiere di tè alla menta della giornata, contemplando il tramonto lento e suggestivo, aspettando che il sole man mano lasciasse cadere un’ ombra di calma sulla piazza e sulla città.

COSE DA NON PERDERE:

  • il tramonto dal terrazzo più alto del ristorante Casa Aladin sorseggiando tè alla menta
  • comprate una bustina di polverina blu elettrico. Miscelata con una vernice bianca, si può usare per dipingere o semplicemente per ricordarvi del blu intenso di questa città
  • percorrete la N2 in direzione Tangeri, subito fuori dalla città di Chaouen. Fermatevi in una delle bancarelle sulla strada che vendono tajine e oggetti in ceramica. I prezzi sono davvero economici e troverete veramente di tutto! Io non ho saputo resistere e ho comprato…un lavandino usato

 TANGERI

Pronti, colazione, via! Parto di buona mattina perché Tangeri è a 2 ore e mezza di macchina. La N2 è ben fatta, ma la sera l’illuminazione è scarsissima, cercate quindi di arrivare a destinazione entro il tramonto.

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Nel dipinto di Matisse

La Città bianca fa notare subito il suo potenziale straordinario. Entrando in città, fabbriche di nuova costruzione mi accompagnano verso la Ville Nouvelle, che vanta un lungomare con una nuova spiaggia cittadina, per certi versi simile alla Costa Azzurra. La sfilata di hotel a 5 stelle stonano con il paesaggio rurale che ho visto fino a pochi km prima.

La sua storia è costellata da invasioni straniere. La posizione strategica, l’ha fatta diventare la porta d’accesso all’Africa dall’Europa e da questa porta sono passati tantissimi artisti, imprenditori, tossicodipendenti, hyppie.. Questa storia travagliata, è racchiusa tutta in un locale in cui ho fatto tappa per caso: il Cafe Baba. Ve lo consiglio caldamente per un tè, anche se i più schizzinosi tituberanno di fronte a tavoli sudici, che trasudano di anni ’70.

Dal Gran Socco, seguite la strada che porta alla Kasbah, raggiungete il Petit Socco e poi girate in Rue Les Almohades e in cima ad una scalinata, sulla sinistra, si nasconde questo locale. L’ insegna è sbiadita, si accede da un vicoletto un po’ losco e poco curato, ma la curiosità è tanta..

IL LEGGENDARIO CAFE BABA

CAFE BABA
Zona “fumatori” nel Cafe Baba

Dentro il locale c’è parecchia gente, ma qualche tavolino è ancora libero. Ci sono gruppi di ragazzi che giocano a dadi, tè alla menta ovunque e ne ordino uno anch’io. Poi c’è una zona più appartata in cui ragazzi poco più che adolescenti rollano canne e fumano pipe alla marijuana, persi a guardare il paesaggio fuori dalle finestre decadenti.

È strana la sensazione di trovarsi dentro una realtà così trasgressiva, dentro un paese così conservatore e con una fede così rigida. Per un momento ho l’impressione di trovarmi dentro una matriosca di contraddizioni. Poi appese ai muri, le testimonianze del passato ed è chiaro che questo locale aperto dal 1943, non è un luogo così losco come sembra. E’ stato tappa di passaggio di tantissimi personaggi di spicco tra cui i Rolling Stones e la ricca ereditiera Barbara Hutton (la sua casa è proprio li davanti). Da una foto, sembra sia passato di qui anche Kofi Annan! Il proprietario del locale è lo stesso da tantissimi anni. Un uomo all’aria affaticata, ma molto disponibile e gentile. Mi piacerebbe avere più tempo per farmi raccontare tutte le vicende di questo locale, in cui lui sembra parte fondamentale dell’arredamento da una vita.

Dopo questa tappa vintage, si prosegue in direzione Kasbah, l’antico palazzo del Sultano. All’interno si trova un’esposizione di oggetti, raffigurazioni e gioielli. Non perdetevi il patio centrale, piacevole per una pausa nel tepore del sole e il giardino del sultano, rigoglioso e rilassante.

COSE DA NON PERDERE:

  • Per capire l’essenza della città, fate tappa al Cafe Baba
  • se andate in primavera, comprate le fragole da una delle bancarelle in Rue d’Italie (0,80€ al kg!)
  • pranzate alla DARNA (guardando il cinema Rif, sulla destra). L’associazione per donne divorziate di Tangeri, offre un menù fisso molto buono ed economico. Il cortiletto interno è ombreggiato da un albero di fichi incantevole, e c’è una piccola boutique di artigianato e abbigliamento

TETOUAN

Dichiarata patrimonio dell’UNESCO, Tetouan si trova ai piedi dei monti del Rif, a un’ ora e mezza da Chaouen.

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Sui tetti di Tetouan

Purtroppo la giornata è decisamente uggiosa e minaccia pioggia. Si respira ancor di più quel clima di autenticità e di vita marocchina, che contraddistingue questa città.

Tetouan non è ancora stata scoperta dai turisti e lo noto subito. Percorrendo la strada che passa nel quartiere ebraico e arriva fino alla piazza del palazzo reale, ho incontrato dei bambini appena usciti da scuola. Dopo aver osservato le loro divise colorate, mi sono messa con loro in coda in una libreria e ho acquistato un libricino di arabo per bambini, utilizzato dagli anni ’70!

Qui ti senti davvero straniero. Nella Medina ci sono solo persone locali e vengo subito pinzata da un ragazzo che mi porta a visitare una cooperativa. Anche qui non resisto e compro del tè, un tappetino. Come ricompensa, uno dei titolari mi porta sul terrazzo da cui mi assicura ci sia una vista mozzafiato sulla città. Ed è proprio così! Dall’alto mi rendo conto di quanto siano ammassate le case di questa zona della città. Non si capisce dove finisca una e inizi l’altra. Da qui si distinguono la zona spagnola (Ensanche) ordinata e regolare e all’orizzonte il porto, coperto da una fitta nebbia.

Quando sei dentro la Medina c’è sempre quella sensazione di trovarsi in un labirinto. Ogni volta credo di aver perso la strada di ritorno, ma alla fine mi trovo proprio dove speravo di arrivare. Questa volta nella piazza Hassan III, dove si trova il palazzo reale blindato dalla polizia e bancarelle che vendono qualsiasi cosa. Di fronte ad una turista, anche i poliziotti non riescono a resistere e facciamo le solite due chiacchiere: “spagnola? Italiana?” “si, italiana”, “ahhh Italia, dove?”, “Torino”, “Torinooo, Juventus! Porta Palazzo!!”. In qualche modo ti fanno sentire come a casa, come se ci si conoscesse da una vita.

LA CITTÀ COLONIALE

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I palazzi Art deco

Piazza al-Jala è una piazzetta piacevole con casette coloniali molto basse che stonano con palazzoni bianchi e imponenti. Da qui parte Avenue Mohamed V in cui si può ammirare l’architettura coloniale, che ci ricorda che anche Tetouan, è stata un punto di forte contatto con la Spagna. Infatti fu conquistata e ricostruita nel 1492 e solo dopo il 1956, anno dell’indipendenza del Marocco, venne abbandonata dagli spagnoli. Nonostante ciò, gran parte dei progetti di restauro, sono ancora finanziati dal loro governo. La Iglesia de Bacturia costruita nel 1926 è in funzione ancora adesso a simboleggiare gli anni del Protettorato. Il suono delle sue campane mi fa per un attimo credere di non essere in Marocco.

Percorrendo senza meta il viale pedonale Mohamed V, sembra di essere in una classica via pedonale delle nostre città: tutto ordinato, negozi moderni, boutique. Nulla in comune con i negozietti della Medina. Mentre cerco un locale dove mangiare, finisco in una piazza che in realtà nasconde il parcheggio sotterraneo Parking Hammadi. Rimango folgorata dal panorama che mi si presenta davanti, simile allo sfondo di un presepe. Da qui infatti riesco a scorgere il cimitero musulmano in cima e il resto della collina è completamente coperta da una cascata di casette bianche ammassate fino a ridosso del piazzale.

All’ ora di pranzo decido di fare una sosta. Purtroppo ho fatto fatica a trovare un locale che mi ispirasse, ci sono molti bar e paninoteche. Ho saputo che ci sono dei ristorantini all’interno delle guest house della Medina, ma trovandomi sulla strada di ritorno verso la macchina, opto per uno Sfenj (il mio dolce marocchino preferito)…in Marocco va così, alla faccia della dieta.

COSE DA NON PERDERE:

  • comprate dei dolcetti al miele in una delle pasticcerie della Medina
  • fate una sosta al bar che si trova nel parco degli innamorati
  • osservate le architetture art dèco nei viali principali dell’ Ensanche e fatevi travolgere dal caos della piazza del Palazzo Reale
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